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martedì 17 settembre 2013

LA SINISTRA STORICA AL GOVERNO E IL TRASFORMISMO

« Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo? »
(Agostino Depretis, discorso tenuto a Stradella, 8 ottobre 1882).
Il termine trasformismo designa, storicamente, un fenomeno caratteristico delle vicende politico-parlamentari italiane relative in particolare agli anni Ottanta del sec. XIX. Esso deriva dall’esigenza manifestata dagli ambienti politici liberali di mettere fine alle tradizionali divisioni tra Destra e Sinistra storica per approdare a un unico, solido schieramento parlamentare di maggioranza, in opposizione agli estremismi dei cattolici intransigenti, dei repubblicani e della Sinistra radicale.
Tale progetto politico si realizzò il 18 Marzo 1876, nel corso della discussione in Parlamento sulla tassa sul macinato e sulla nazionalizzazione delle ferrovie, che si concluse con la caduta del governo della Destra Storica guidata da Marco Minghetti. La giornata, passata alla storia con il nome di “Rivoluzione Parlamentare”, segnò la nascita di una nuova maggioranza in cui confluivano deputati della Sinistra e deputati della Destra, collegati con il mondo dell’industria settentrionale. Aveva inizio l’età Depretis, il quale mantenne per i successivi undici anni, la carica di Presidente del Consiglio. Alcuni storici definiscono il suo regime “la dittatura più assoluta che sia possibile in uno Stato a regime parlamentare”. Egli non assunse mai atteggiamenti autoritari ma esercitò il potere con una tecnica che lasciava poco spazio all’opposizione. Depretis illustrò la sua politica con queste parole: “Mentre si era soliti dire che il governo rappresentava un partito, noi intendiamo invece governare nell’interesse di tutti, ed accetteremo l’appoggio di tutti gli uomini onesti e leali, a qualsiasi gruppo appartengano”. In parole povere ciò significa che non dovevano più esserci divisioni, che i vecchi gruppi potevano sciogliersi per dare avvio a nuove coalizioni e maggioranze, e che insomma ogni nemico poteva trasformarsi in amico (ma anche viceversa). Con questo appello all’abbraccio ecumenico in nome di un ideale che nessuno poteva decentemente rifiutare a priori, Depretis intendeva ripristinare quella paterna “dittatura parlamentare”, basata sull’autorità sul prestigio di alcuni grandi “notabili” coi loro seguiti e clientele, e sulle loro “combinazioni”. Depretis formò il suo primo governo con uomini esclusivamente di Sinistra. Ma siccome questa non aveva la maggioranza, se la comprò dando soddisfazione sul problema delle ferrovie a quei gruppi della Consorteria che, rompendo il fronte della Destra, gli avevano dato la vittoria su Minghetti. Il problema delle ferrovie era quello del loro esercizio. Si doveva finalmente decidere se esso doveva essere assunto dallo Stato o affidato a società private con cui erano già state avviate trattative. Centro e Consorti erano per la seconda alternativa, mentre la Sinistra storica era per la prima. Fra gli uni e l’altra, Depretis raggiunse un compromesso. Egli fece inghiottire alla Sinistra la tesi privatistica. Tale provvedimento tuttavia spaccò al suo interno il raggruppamento di Sinistra. La conseguenza obbligata furono le elezioni, indette per il 5 novembre 1876, che confermarono Depretis come leader della maggioranza. Alla formazione del nuovo governo contribuì l'ingresso di organi e clientele di potere nello schieramento di Sinistra, come ad esempio le grandi industrie e lo stesso re Vittorio Emanuele II, che si augurava di poter ampliare la spesa pubblica per l'esercito. Depretis aprì un lungo ciclo che durò fino al luglio 1887, interrotto solo due brevi governi di Benedetto Cairoli.

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